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| INFORMAZIONI PER PREVENIRE E CURARE LA MALATTIA EMORROIDARIA IN GRAVIDANZA ( e non solo) La prevenzione deve essere affidata in gran parte al controllo diretto del soggetto interessato e perché questo possa realizzarsi è necessario per la futura mamma: 1) Avere conoscenze anatomiche anche semplici della regione ano-perianale 2) Prendere dimestichezza con il proprio perineo così come avviene ad esempio nell’autopalpazione del seno per poter memorizzare un punto di partenza in assenza di sintomi. 3) Prendere atto che andare incontro a d una malattia emorroidaria complicata in gravidanza non è assolutamente un fatto scontato, ineluttabile e tanto meno fisiologico ma che si può fare moltissimo per prevenirla 4) Conoscere nelle grandi linee e soprattutto inquadrare bene i segni premonitori e le situazioni nelle quali agendo con tempestività si può arrivare ad una totale remissione oppure ad un quadro patologico più tollerabile. 5) Concentrarsi da subito su quello che si può fare per evitare una crisi emorroidaria acuta consapevoli comunque che anche in casi di fallimento della prevenzione è possibile attuare un protocollo terapeutico efficace che ne riduce durata e conseguenze. 6) Sapere che è stato concordato per le gravide un percorso dedicato per accedere a specialisti del settore pronti ad supportarle durante tutta la gravidanza e,se necessario,anche in sala parto. Più che di una vera e propria visione anatomica è necessario acquisire una precisa conoscenza della situazione locale inventariando ogni eventuale patologia pregressa.La naturale congestione pelvica della gravidanza che inevitabilmente coinvolge anche canale anale ,sfinteri e plesso emorroidario può riacutizzare vecchie patologie o manifestarne di nuove. Le emorroidi non vanno considerate un accessorio fastidioso ed inutile ma rappresentano un prezioso ammortizzatore idraulico che consente di rendere progressiva ed elastica la fase espulsiva.Negli anni però per fattori ereditari,fisiologici e dietetici possono,sotto la spinta espulsiva,tendere progressivamente a scivolare all’esterno determinando quello che viene definito il prolasso emorroidario. L’epitelio che riveste le emorroidi non è fatto per stare all’esterno ed i continui saliscendi e l’impatto con pelle,peli e indumenti alla lunga innescano l’esordio della malattia emorroidaria. Il prolasso si manifesta abitualmente al momento della defecazione e può ridursi spontaneamente ( emorroidi di secondo grado) o con l’autoriduzione (emorroidi di terzo grado). Il prolasso va sempre e comunque sistematicamente riposizionato all’interno del canale anale, soprattutto in un momento emodinamicamente delicato come quello della gravidanza.Come? Con l’autoriduzione manuale digitale. La prima volta che capita può essere psicologicamente difficile accettare l’idea di andare a trafficare con l’”uscita segreta” mentre più naturale sembrerebbe iniziare con pomate e pasticche ma esiste il pericolo di perdere l’attimo fuggente.L’autoriduzione può essere risolutiva solo se eseguita in tempo reale rispetto al manifestarsi del prolasso e rappresenta l’unico provvedimento serio ed utile per evitare la temibile crisi emorroidaria.Ancora meglio se le colonne emorroidarie vengono massaggiate direttamente non solo per ridurle ma anche per svuotarle e decongestionarle evitando la stasi venosa anticamera della trombosi. Anche nei casi di riduzione spontanea è opportuno indugiare nella manovra soprattutto quando sono presenti sensazione di peso o di tensione maggiore a livello del canale anale , segni predittivi di una congestione più importante.Il tutto con la consapevolezza che danni non se ne possono mai fare. Guanti di lattice, gel lubrificante e bagno caldo sono gli unici presidi di questa metodica E’ opportuno ricordare a tal proposito che in qualunque patologia a livello ano-perianale con l’acqua calda non si sbaglia mai,nemmeno in corso di sanguinamento. L’effetto miorilassante del caldo sullo sfintere interno è ormai conosciuto e dimostrato,l’acqua fredda e peggio ancora il ghiaccio tendono ad indurre spasmo sfinterico con effetto “laccio” proprio sui tessuti che vogliamo riposizionare. La crisi emorroidaria rappresenta la complicazione principale di una malattia emorroidaria e può manifestarsi lo stesso nonostante tutti i nostri sforzi ,anche se tempestivi, ma va affrontata con altrettanta determinazione seguendo,dopo una visita specialistica proctologica,un protocollo ormai consolidato: 1) applicazioni caldo umide 2) autoriduzione digitale (resa praticamente impossibile nei primi giorni dall’edema e dal dolore ma che va comunque perseguita nei giorni successivi con il migliorare del quadro clinico). 3) terapia farmacologia basata sui flavonoidi e la diosmina a dosaggi massimali. (ora impossibile in gravidanza in mancanza di certezze sull’innocuità sul feto) 4) terapia dietetica finalizzata ad ottenere un bolo fecale né morbido né duro senza mai correre il rischio,eccedendo in alcuni presidi, di arrivare ad una diarrea che avrebbe in questa fase un effetto clinicamente devastante (le feci liquide ustionano) 5) detersione locale utilizzando con misura sapone di Marsiglia(VEA Marsiglia) ed acqua calda.L’uso eccessivo di saponi in generale può determinale lesioni dermatologiche di difficile gestione 6) evitare l’uso di pomate che con i loro eccipienti alla lunga possono determinare sensibilizzazioni locali ed allergie.
L’autoriduzione,che non è possibile almeno nei primi 3/5 gg. di crisi, deve comunque essere tentata sistematicamente fino a quando ridiventa praticabile .Se con pazienza tutte le sere prima di addormentarsi con decisa delicatezza cerchiamo di ridurre almeno l’edema, possiamo intanto dimezzare i tempi di guarigione rispetto ad una terapia ad esclusiva componente farmacologica. Inoltre,qualunque crisi emorroidaria guarisce con la fibrosi(cicatrice) che il riassorbimento del focolaio flogistico determina, se riusciamo a fare avvenire il fenomeno all’interno del canale anale si creano provvidenziali aderenze tra muccosa e sottomuccosa che possono limitare se non addirittura bloccare il prolasso.
Le complicanze emorroidarie, prima durante e dopo il parto, sono in alcuni casi estremamente dolorose e vengono ricordate puntualmente e con angoscia in occasione di una eventuale gravidanza successiva Queste semplici note non hanno la pretesa di risolvere i problemi proctologici della gravidanza ma solo di sensibilizzare l’attenzione su di un argomento di grande attualità ed interesse e comunicare la propria totale disponibilità ad una più ampia collaborazione con le donne gravide i medici curanti ed i loro ginecologi.
L’ambulatorio proctologico della Seconda Chirurgia dell’ospedale di Livorno è da subito a disposizione tutti i giovedì mattina dalle 8 alle 10 Tel :0586 223466-223494
In attesa di un numero verde come punto di ascolto per le emergenze proctologiche fare riferimento al 339/8393539 che corrisponde al Dr Giuseppe Guarneri responsabile del servizio. |
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