|
|
| INFORMAZIONI PER PAZIENTI PORTATORI DI CONDILOMATOSI ANO-PERIANALE La condilomatosi ano-perianale rappresenta una patologia di interesse chirurgico e dermatologico con importanti risvolti infettivologici ed immunologici sulla quale il paziente allo stato attuale non sembra sufficientemente informato. Rientra nel grande capitolo delle malattie "sessualmente trasmesse"(Papillomavirus) e, nella maggior parte dei casi,si manifesta dopo questo tipo di contagio ma esiste una percentuale piuttosto rilevante di casi(20-40% a seconda degli studi) per i quali diversa è l’epidemiologia. Situazioni di deficit immunologico possono infatti creare le condizioni nelle quali un minimo carico di agente infettante può determinare l’esordio della malattia anche in persone senza presupposti di contagio sessuale. Una volta fatta la diagnosi è quindi doveroso proporre al paziente una serie di accertamenti finalizzati ad escludere o confermare il sospetto che esistano deficit nelle difese organiche o la presenza di malattie che determinano depressione immunitaria. Immunoelettroforesi, markers epatite e HIV rappresentano un primo importante approccio. Prescindendo comunque dalla sua epidemiologia va detto che la lesione è contagiosa e che pertanto vanno attuati una serie di accorgimenti finalizzati ad evitarne la diffusione. Particolare attenzione alla attività sessuale che deve essere sempre protetta se non evitata mentre la biancheria non può assolutamente restare promiscua (vedi lenzuola ed asciugamani). Le terapie locali non sono efficaci e purtroppo in molti casi fanno perdere tempo prezioso prima di affrontare quella che al momento attuale è la terapia con maggiori probabilità di eradicare completamente la malattia e che è rappresentata dalla ELETTROCOAGULAZIONE delle lesioni in anestesia loco-regionale erogabile dal SSN in ambiente dermatologico e/o proctologico. Il principio di questa terapia è basato sostanzialmente sul fatto che oltre all’asportazione dei tessuti malati si ottiene una risposta immunologica locale,secondaria alla necrosi tissutale, che,se pur modesta trattandosi di una virosi,è tale da ridurre al minimo le recidive. Va quindi sempre precisato che difficilmente si ottiene un risultato definitivo al primo approccio mentre nella maggior parte dei casi sono necessari più trattamenti. Il decorso postoperatorio non è assolutamente impegnativo ed il fastidio è direttamente proporzionale al numero delle lesioni che vengono asportate. Le aree di cute o di mucosa trattate con l’elettrobisturi rimangono prive di epitelio e guariscono in una decina di giorni. Lavaggi ripetuti con acqua calda e poco sapone di Marsiglia(VEA Marsiglia) rappresentano gli unici accorgimenti da seguire e solo quando le lesioni indotte dall’elettrobisturi sono estese conviene proteggerle con una pomata all’ossido di zinco tipo il PROPAST. Controlli periodici ogni 30/40 gg. sono necessari per monitorizzare l’andamento delle recidive ed intervenire nei modi e nei tempi giusti |
.
|